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Nel 1955, a distanza di circa cinquant’anni dal documento di Papa San Pio X (più volte richiamato esplicitamente nel testo), viene pubblicata da Papa Pio XII una lettera enciclica specificamente dedicata al tema della musica liturgica, con l’intento di richiamare e rinforzare le norme già formulate dal predecessore, pur con i dovuti adattamenti richiesti dai tempi. 

Il legame fra culto religioso e musica è antico e particolarmente saldo, risalendo ai culti pagani e avendo anche nell’Antico Testamento numerose occorrenze. Con la nascita del cristianesimo il canto di inni e salmi diviene prassi comune per i fedeli sin dai primordi, divenendo col tempo e grazie all’impegno di pontefici, santi e semplici cantori un repertorio di inestimabile valore e bellezza. Ripercorrendo la storia della musica sacra nel corso dei secoli Papa Pio XII sembra voler richiamare i cristiani alla consapevolezza del tesoro che ci è stato tramandato e alla “premurosa vigilanza” affinché esso sia preservato. E’ necessario mantenere pura l’espressione musicale nella liturgia, evitando ogni contagio con forme profane e l’introduzione di abusi.

Scopo della musica sacra è quello di giovare “allo splendore del culto divino”, ma anche di “promuovere più efficacemente una più intensa vita spirituale dei fedeli”. Dovremmo proprio domandarci quanto stia sviluppandosi la vita spirituale dei fedeli, che sono spesso posti a contatto con forme banali e superficiali di arte sacra, prive di profondità artistica e spirituale.

E proprio il tema dell’arte sacra viene affrontato ad un certo punto nell’enciclica, con considerazioni lucide ed illuminanti. Il fine dell’uomo, sempre e comunque nelle sue manifestazioni e opere, e quindi anche nella produzione artistica, è quello di manifestare e imitare la perfezione del Creatore; questo deve essere il principio che, a maggior ragione, regola anche la creazione di opere artistiche e musicali per il culto. Deve quindi essere vera arte, perché deve poter elevare l’animo del fedele fino all’altezza di Dio.

Sottolineiamo la chiara e utilissima distinzione che viene ad un certo punto presentata fra musica religiosa e musica liturgica; non tutta la musica sacra è destinata alla celebrazione del culto, e diverse caratteristiche devono avere i due generi in dipendenza degli usi e degli scopi che li riguardano.

Rispetto alle indicazioni circa le tipologie di canti che sono ammessi all’interno della liturgia e le loro caratteristiche rileviamo una perfetta coincidenza con la lettera di Papa San Pio X: in primo luogo il canto gregoriano, poi la polifonia e quindi i canti popolari in lingua volgare, purché abbiano uno stile adatto al culto e siano lontani dalle forme musicali profane.



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